Volontarietà e automatismi del movimento umano

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Volontarietà e automatismi del movimento umano

Il movimento è la cosa più affascinante ed elaborata che l’essere umano possa creare! Molte correnti ideologiche e svariati studi scientifici sull’evoluzione umana, dimostrano che alcuni dei nostri movimenti, derivano da schemi motori innati, che non hanno bisogno di essere appresi in forma volontaria ma sono già pre – programmati nel nostro codice genetico.

Questo teoria è basata sull’osservazione delle abilità primarie che ogni bambino, fin dai primi giorni di vita sviluppa attraverso l’interazione con l’ambiente esterno.

In poche parole, tutti gli esseri umani di ogni continente del mondo, sviluppano delle abilità più o meno uguali che utilizzeranno per relazionarsi con l’ambiente esterno, ma il contesto ambientale condizionerà l’apprendimento o l’adattamento degli schemi motori e di conseguenza le attività di sopravvivenza, riproduzione e integrazione.

Il principale sistema, che regola il movimento, è il sistema nervoso. Ciò avviene attraverso la valutazione, la pianificazione, la creazione e il controllo dei gesti motori, dal più banale come ad esempio bere un bicchiere d’acqua, sino al più complesso come camminare sulle mani in verticale.

I muscoli, il sistema fasciale, i tendini, i legamenti capsula-articolare, hanno una duplice funzione: la prima  sensitiva, ovvero informare il SNC sulla loro posizione, tensione e situazioni di pericolo; la seconda meccanica, cioè effettuare azioni pianificate ed immaginate prima dal nostro cervello, o azioni involontarie riflesse, per proteggerci da pericoli improvvisi.

La neurologia e le neuroscienze sono le due aree di ricerca che si occupano di scoprire come funzionano i processi neurologici del movimento e i fattori che lo condizionano. In proposito, nel corso degli ultimi anni, sono stati fatti molti studi e scoperte che hanno dato spiegazioni e chiarimenti sul funzionamento dei processi neurologici di apprendimento ed esecuzione del movimento.

Per iniziare, dobbiamo fare una prima classificazione, sui due tipi di pianificazione degli schemi motori:

volontari cognitivi

sono quelli che hanno bisogno di attenzione e partecipazione attiva dell’individuo e sono influenzati dall’esperienza, e coinvolgono le aree del cervello della corteccia, e altre aree chiamate nuclei della base ed il cervelletto.

involontari non cognitivi

vengono creati in forma non volontaria ma sono lo stesso influenzati dall’esperienza previa, e utilizzano aree del cervello diverse, situate nelle zone anatomiche inferiori del tronco encefalico.

I due sistemi, lavorano sempre contemporaneamente ed in sinergia, di conseguenza le relative aree del cervello interagiscono tra loro.  In parole semplici, per poter apprendere un nuovo schema motorio, di forma volontaria, è necessario che la parte involontaria sia previamente attivata.

Iniziamo ad entrare nello specifico: l’apprendimento cognitivo è influenzato da molteplici fattori ed è molto soggettivo. Ogni individuo, apprende in maniere diversa e ha dei sistemi facilitanti (udito, vista, propriocezione, olfatto, etc) che gli permettono di raggiungere l’obiettivo, ma come accennato precedentemente, nessun processo volontario può essere appreso, se non abbiamo uno schema anticipatorio o esperienza previa, intesa come una postura o tono muscolare di base, che ci permette di poter apprendere cose nuove.

La parte del cervello non volontario, quindi, svolge un ruolo fondamentale in tutte le funzioni motorie. Essa è deputata a pianificare ed immagazzinare con l’esperienza, un controllo di base, che possiamo definire stabilizzativo, ovvero prima che iniziamo a fare un movimento volontario, il tronco encefalico pianifica una attivazione tra i muscoli flessori ed estensori, intra ed extra rotatori, per far sì che esista un tono muscolare “ground” che, cioè, faccia da fondamenta allo svolgere di un’attività volontaria.

Ovviamente, i processi del controllo motorio, sono decisamente più complessi di quelli brevemente descritti sopra, e sono coinvolte molte più aree cerebrali, ma ci focalizzeremo nell’area coinvolta nella stabilità riflessa o zona che produce una preattivazione o predizione al movimento per poter trattare l’argomento in maniera divulgativa nelle brevi righe di questo articolo. Per approfondire ulteriormente vi invitiamo a corsi di formazione specifici.

Questa zona, si chiama formazione reticolata del ponte e del bulbo del tronco encefalico, l’acronimo è PMRF (Pons Medulla Reticular Formation).

PRRF 2

PMRF (Pons Medulla Reticular Formation)

Ricordando lo schema di base del funzionamento della neurologia, dove il sistema riceve delle afferenze che poi vengono codificate e elaborate per creare un output o azione.

Le formazioni reticolate (PMRF) ricevono info dalla corteccia frontale precisamente dall‘area premotoria, dal cervelletto e dai nervi cranici. Tutti questi collegamenti, con le altre aree del cervello, fanno sì che possiamo creare posture, che vengono comparate con tutti gli stimoli e le aree del cervello collegate.

Semplificando, la via cerebro reticolo spinale si attiva prima che si attivi la corteccia motoria primaria (area dove partono le vie motorie discendenti volontarie, cioè le vie che portano l’ordine di compiere un azione volontaria al nostro corpo) ed è in stretto contatto con il cervelletto un altro organo molto importante ma di cui parleremo in un altro articolo. Esso, potremmo definirlo il controllore, ovvero colui che invia feedback sullo stato delle articolazioni, durante l’esecuzione del movimento.

aree cervello

aree del cervello

 

In questo modo il nostro cervello è sempre in allerta rispetto a ciò che succede INTORNO a noi ed è capace di darci un tono muscolare, in base alla situazione in cui ci troviamo.

Nello stesso modo, il cervello è in allerta anche in relazione a ciò che accade DENTRO di noi e in parte anche di questo si occupano le formazioni reticolate. Infatti esse hanno anche il compito di gestire la sensibilità dolorifica (allarme), dal lato del corpo omolatrale alla parte di PMRF coinvolta nell’elaborazione. Se riceve informazioni poco chiare o di intensità e frequenza sconosciuta dai recettori periferici, la corteccia non riesce ad elaborare un piano motorio chiaro ed efficacie e di conseguenza la formazione reticolata, alza il tono muscolare e la sensibilità dolorifica, così che tutto il sistema vada in allerta. Visto sotto quest’ottica, quindi, alcuni tipi di dolore sono soltanto un’evocazione del nostro cervello in risposta ad un’incertezza (appunto: informazioni poco chiare o di intensità e frequenza sconosciuta) e quindi, con una semplificazione forse un po’ estrema, banalmente risolvibili aumentando la SICUREZZA del nostro SNC in determinate situazioni. Ciò è possibile ottenerlo, ad esempio, aumentando la qualità delle informazioni o diminuendo le informazioni poco conosciute dai sistemi deputati all’analisi delle stesse. In sintesi MUOVENDOSI e MIGLIORANDO LA QUALITA’ DEI NOSTRI MOVIMENTI.

Inoltre le formazioni reticolate, mandano afferenze al sistema vestibolare e possono inibire o attivare i nuclei del vestibolo deputati ai riflessi vestibolari: Il vestibolo oculare, il vestibolo collico e il vestibolo spinale che servono ad attivare i muscoli antigravitari ed estensori del tronco e del collo, in base ai movimenti della testa e degli occhi. Questo ci permette, con occhio esperto, di fare una “lettura inversa” sul nostro atleta o paziente: analizzando infatti i movimenti di testa e occhi durante la camminata integrati con la condizione posturale del soggetto e altri feedback ad esempio sul comportamento del vestibolo (test di Romberg) sarà possibile avere una ricostruzione dell’impronta neurologica del soggetto e, quindi, pianificare utilizzando il modello HMO una somministrazione di esercizi ideali per la situazione specifica.

Vestibolo

Anatomia del vestibolo

 

Riassumendo il SNC ha una zona del cervello deputata a creare e anticipare delle posture prima che si svolga un’azione cognitiva. Tali posture le chiamiamo predizioni e sono svolte prima e in concomitanza dei movimenti cognitivi ovvero i movimenti che valutano coscientemente la situazione e fanno in modo che vengano svolti al meglio.

Ma per far ciò, il SNC, ha bisogno di avere informazioni propriocettive, esterocettive e enterocettive chiare e precise, in modo tale che il nostro cervello abbia una maggiore esperienza e capacità di scelta e possa far trovare schemi motori efficaci e funzionali per l’apprendimento di nuovi.

Le vie sensitive mandano afferenze al cervello, seguendo una gerarchia con priorità, dal sistema visivo e vestibolare, seguito dalla sensibilità somato-sensoriale.

La valutazione del corretto funzionamento della via celebro-reticolo-spinale, va verificata sull’osservazione degli schemi motori involontari automatizzati o automatici, come la camminata, e bisogna notare, se vi è difficoltà, a svolgere azioni con dual task.

La camminata (Il modo di camminare) è uno schema motorio innato primordiale ma viene modificato dalle esperienze vissute e rispecchia il funzionamento del nostro sistema nervoso.

Quindi per cambiare o riprogrammare il modo di camminare, abbiamo bisogno di nuovi stimoli precisi ai principali recettori esterocettivi e propriocettivi, che regolano la postura ed il movimento.

Ora la domanda che ci chiediamo è come facciamo a migliorare il nostro sistema anticipatorio posturale?

La risposta è semplice. È necessario migliorare la qualità dei movimenti basici, partendo dal miglioramento di tutte le vie sensitive esterocettive, come vista e il sistema vestibolare, per far si che migliori la propriocezione, con una miglior capacità di svolgere movimenti fluidi coordinati e complessi.

Per modificare un gesto sportivo, non dobbiamo lavorare solo sull’esecuzione del gesto ma anche integrarlo con stimolazioni sensoriali diverse come suoni, visual training, balance training o breath training solo per fare qualche esempio, in modo che le predizioni siano efficaci ed efficienti.

Concludendo ogni essere umano nasce con un schema genetico ma ognuno di noi può modificarlo con quello che fa…

Dott. Marco Maccari, docente 4MOVE Academy, HMO Training

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