Brain Based Training e gerarchia nervosa

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Brain Based Training e gerarchia nervosa

Quando parliamo di Brain Based Training e, nello specifico di HMO, intendiamo un modo di vedere l’allenamento finalizzato al miglioramento della performance o della qualità del movimento (e quindi della vita) di un individuo esattamente come dovrebbe essere per qualsiasi altra forma di somministrazione di un uno stimolo allenante o un sistema di stimoli allenanti. La differenza, come spesso abbiamo sottolineato in altri articoli, risiede sostanzialmente nel fatto che in HMO ci mettiamo “nei panni” del nostro sistema nervoso e in tale situazione ci poniamo la domanda: durante una qualsiasi forma di movimento come agisce il nostro SNC? Cosa regola la risposta del SNC per ottenere il movimento desiderato? Queste domande non sono semplicemente lecite, dovrebbero essere fondamentali perché è proprio lui, il sistema nervoso, che COMPIE il gesto motorio, non tanto i muscoli, i tendini, le ossa.

Il nostro sistema muscolo-scheletrico, vascolare, endocrino, sono infatti solo degli attuatori: pneumatici, motore, carrozzeria, freni…indispensabili a correre, ma inutili senza il pilota.

Ovviamente non stiamo sostenendo che non sia necessario avere gomme migliori o un motore più potente, ma i sistemi di training oramai radicati nella testa dei vari preparatori atletici tengono in considerazione quasi esclusivamente la carrozzeria e dimenticano il pilota. Potessi fare un sondaggio su tutte le persone che leggeranno questo articolo, chiedendo quanti conoscono il funzionamento di un muscolo e quanti conoscono il funzionamento del sistema vestibolare, credo che potrei scommettere il mio (esiguo….molto esiguo, correggo) patrimonio sulla vincita del muscolo. Questo ci da il metro di come continuiamo ad essere informati sulla mescola giusta delle gomme ed estremamente poco informati di come si chiama il pilota che guiderà la macchina. E, quindi, ora mi chiederete: perfetto, ma cosa c’entra il vestibolo se ci stai parlando di sistema nervoso? E qui torniamo alle primissime righe, quelle in cui ho scritto che il nostro scopo è mettersi “nei panni” del SNC. Se voi foste il cervello di un individuo avreste il difficilissimo compito di capire come è fatto il mondo che lo sta circondando in questo momento e come egli è collocato all’interno di questo mondo. Questo quadro complesso sarà fatto per voi di miliardi di piccolissimi pezzettini, esattamente come un puzzle. Ogni pezzettino è un segnale che arriva principalmente da 3 sistemi, complicatissimi, ma in grado ognuno di valutare solo una parte del mondo e quindi in grado ognuno di produrre solo determinati tasselli del puzzle. Sta al nostro cervello integrare in maniera corretta e ordinata l’insieme e estrarne lo schema definitivo. Questi 3 sistemi sono il sistema propriocettivo, il sistema visivo ed il sistema vestibolare (appunto). Quindi, in sintesi, se noi non dedichiamo la giusta attenzione ad allenare, registrare e controllare ciascuno dei 3 ci troveremmo ad avere un “immagine” distorta del puzzle, in cui ci muoveremmo in maniera meno performante ed insicura e questo genererà segnali di pericolo che, normalmente, sono costituiti da DOLORE nel modo di intendere del linguaggio del sistema nervoso. Sta tutto qui il segreto, niente di più, anche se messa così sembra molto semplice (e non lo è) il concetto di base è che si possono ottenere risultati strabilianti in termini di flessibilità, forza, velocità, riduzione del dolore, ecc…con pochi e semplici movimenti ben mirati se si è in grado di capire quali sono i pezzetti del puzzle che non arrivano bene alla nostra centralina, insomma un po’ come mettere gli occhiali da vista al pilota della macchina che è un po’ miope, ovviamente a parità di vettura dopo guiderà con più sicurezza e sarà in grado di ottenere tempi sul giro migliori.

Probabilmente a questo punto vi sarà venuta la curiosità di sapere COME sia possibile capire quali sono i segnali che scarseggiano in quantità e/o qualità per scegliere gli esercizi adatti a quello specifico sistema nervoso. In realtà qui il gioco si fa estremamente complicato. Come ho scritto all’inizio il puzzle è composto da miliardi di pezzi, per cui non è immediato dividerli banalmente in 3 tipi e stabilire una specifica carenza. Inoltre la divisione in 3 è già molto riduttiva di suo, basti solo pensare che l’idea che abbiamo dato è concentrata sul mondo esterno, quando in tutto questo competono, ad esempio, anche tutti i segnali che arrivano dall’interno del nostro corpo e che devono assolutamente essere integrati con gli altri, perché la capacità di movimento dipende anche dalle condizioni dell’ambiente interno. Ovviamente questo articolo è riduttivo per scelta, poiché la sua finalità è avere una veste divulgativa e portare il lettore a fare le prime esperienze con questo nuovo modo di ragionare. Dunque, nello schema ridotto che abbiamo costruito, i 3 segnali arrivano a due strutture del nostro SNC che, nello specifico, sono responsabili dell’integrazione dei segnali e quindi di riordinare i pezzi del puzzle e darne un senso spaziale e temporale. Queste due strutture sono il cervelletto e la formazione reticolare (PMRF) situata nel tronco encefalico.

encefalo

Anche in questo caso lo schema è nuovamente riduttivo, ma è utile per un primo approccio. In funzione della tipologia di segnale non qualitativamente evoluto o della difficoltà che una di queste due formazioni può avere a comporre in maniera chiara lo schema si hanno tracce nella camminata dell’individuo, in quello che in HMO definiamo Gait Assessment.

La camminata, quindi, può essere letta come UN’IMPRONTA NEUROLOGICA molto importante che, se analizzata in maniera corretta, può dare indicazioni fondamentali su come i pezzi del puzzle arrivano e come i due addetti alla catalogazione e composizione si stanno comportando.

bobble head

Per fare un esempio, persone con deficit vestibolari mostrano un’aumentata variabilità nella posizione della testa rispetto alla gravità, questo PUO’ generare nella camminata quello che viene definito effetto BOBBLE HEAD, cioè un movimento della testa che ricorda quello di certe bambolette con il collo a molla.

Quello che accade è che il sistema vestibolare, in questo caso, comunica input di qualità non ottimale per il sistema nervoso che produce come risposta un output non ottimale. E’ proprio quest’ultima riga a dare un senso di chiarezza conclusivo al discorso: perché per esprime al meglio il gesto atletico (o il movimento umano in generale) che è l’output complessivo dell’integrazione dei segnali è NECESSARIO che tutti gli input siamo ottimali. Allenare input che non afferiscono come dovrebbero o aiutare i sistemi di integrazione a lavorare meglio vuol dire fare quei 5kg di bench press (per esempio) in più rispetto alla settimana scorsa, perché la linearità input-output precedentemente espressa DEVE essere rispettata e magari questo avviene mobilizzando una caviglia e facendo ginnastica oculare entrambi esempi che non coinvolgono MINIMAMENTE il gesto atletico del bench press ne la catena cinetica dello stesso.

Ricordate che la gerarchia nervosa della nostra centralina è composta, indicativamente, da un 45% di pezzi del puzzle provenienti dal sistema visivo, un 35% dal sistema vestibolare ed un 20% dal sistema propriocettivo e, quindi, paradossalmente, se doveste scegliere sarebbe meglio rinunciare a gli esercizi che stimolano le vie propriocettive che quelli che stimolano le vie visive e vestibolari.

slide piramide

Invece, purtroppo, la quasi totalità dei professionisti del settore sport/fitness non conoscono minimamente ne esercizi di queste ultime due categorie, ne se li conoscono li applicano mai. A peggiorare il quadro è la falsa certezza che molti esercizi di propriocettività che vengono comunemente somministrati, vedi ad esempio tavole propriocettive, siano universalmente adatti all’allenamento della propriocettività stessa. Come abbiamo già discusso in un altro articolo (vedi qui) questo è ASSOLUTAMENTE FALSO, infatti la conclusione dell’articolo era che l’allenamento su superfici instabile per sport o gesti che si svolgono su superfici stabili viola il princio SAID e quindi non è coerente.

Approfondiremo il tutto con altri articoli che usciranno prossimamente, magari scendendo molto più nel dettaglio di ogni sistema specifico, spiegandolo anatomicamente e funzionalmente. Nel frattempo vi invitiamo ad un primo approccio a questo nuovo, per molti, modo di ragionare partecipando ad uno dei nostri workshop che teniamo tutti i mesi in molte province d’Italia. Cliccate sul bottone qui sotto per avere maggiori info a riguardo.

Ing. Stefano Ninci

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