Le cicatrici: un argomento spesso sottovalutato nell’ambito del miglioramento delle performances e del trattamento del dolore (parte 1)

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Le cicatrici: un argomento spesso sottovalutato nell’ambito del miglioramento delle performances e del trattamento del dolore (parte 1)

In un punto abbastanza avanzato della mia “carriera” nello studio della neurologia applicata al movimento, mi sono trovato a dover affrontare una prova d’esame abbastanza complessa: mi è stato assegnato un argomento sul quale avrei dovuto parlare di fronte ad una platea di colleghi provenienti da tutte le parti del mondo e professori che mi avrebbero giudicato a riguardo.

Il mio assignment era sulle cicatrici, sulla loro importanza e ne fui ben felice: avevo giusto iniziato a lavorare, qualche mese prima, con un cliente molto interessante, che in questa sede per motivi di privacy chiameremo Giuseppe, di circa 23 anni, affetto da sindrome di Marfan. La sindrome di Marfan è una malattia sistemica del tessuto connettivo caratterizzata dall’associazione variabile di sintomi cardiovascolari, muscolo-scheletrici, oculari e polmonari. La prevalenza stimata è 1/5.000, senza differenza tra i sessi. Il coinvolgimento muscolo-scheletrico è spesso il primo segno della malattia e in Giuseppe si era manifestato con un eccessiva magrezza (62 kg per circa 2 metri), “aracnodattilia” (dita allungate a forma di ragno) oltre a forti problemi posturali. La componente più pericolosa dei sintomi della Marfan, però, è sicuramente quella cardiovascolare la quale può portare ad una progressiva dilatazione dell’aorta, associata a un aumento del rischio di dissezione della stessa, che compromette la prognosi; la dilatazione aortica può esitare in un’insufficienza della valvola aortica, inoltre è possibile incorrere in insufficienza della valvola mitralica, che può essere complicata da aritmie, endocarditi o insufficienza cardiaca.

Proprio per diminuire il rischio cardiovascolare era stato operata da ragazzino, a circa 12 anni, e gli era stata sostituita la valvola tricuspide con una meccanica e inserito un anello di contenimento intorno all’aorta. L’operazione era stata ovviamente molto invasiva e presentava una cicatrice lunghissima che andava dalle clavicole, fino alla parte alta dell’addome, sotto lo sterno

Giuseppe è stato ovviamente uno dei casi più interessanti per me dal punto di vista dello studio delle cicatrici e dell’influenza che hanno sulla postura, il movimento, il dolore e qualsiasi altro aspetto collegato alla funzionalità di un essere umano. Le cicatrici, infatti, hanno una notevole importanza sul comportamento dell’individuo sotto il punto di vista posturale, sia in statica che in dinamica. Spiegherò con maggior dettaglio questa correlazione in un articolo che sto scrivendo proprio in questi giorni, ma a grandi linee le aree occupate da cicatrici influenzano sia la biomeccanica andando ad interrompere la continuità della fascia, sia la componente neurologica.

Nicola cicatrici 1

Il mio cliente aveva problemi a livello di sensibilità in un’area intorno alla cicatrice, estesa per quasi metà la larghezza del torace che partiva dalla cima, verso le clavicole, a scendere ed allargandosi intorno alla parte bassa. Immaginate la forma di una goccia gigante. Bene, lui in tutta quella parte del corpo aveva un deficit importante e livello di sensibilità (sia epicritica, quindi a livello di dettagli, che protopatica, cioè a livello di sensibilità generica ed aspecifica di applicazione di stimolo in una determinata zona).

Ovviamente come potete notare dalle foto, la sua postura presentava notevoli problemi, era completamente cifotizzato in un unica curva ed avvolto a spirale dalla spalla destra verso il fianco sinistro, nonchè scivolato verso sinistra. Il suo gait assessement (la valutazione della camminata) presentava un deficit a livello delle formazioni reticolate di destra (compensazione che durante il nostro corso di primo livello chiamiamo PMRF).

Il lavoro svolto con lui è stato in una prima fase di mobilità semplice partendo da posizione neutra oppure anche regredendo da quella in decubito prono o supino o seduto e tanto, tantissimo lavoro sulla cicatrice.

Fin dal primo appuntamento abbiamo applicato taping, in seguito ad un test e retest con pressure check per capire in che punto la cicatrice, o parti di essa, avessero barriere e quali di queste barriere fossero le migliori per l’incremento delle sue performances.

Giuseppe lamentava dolore nella zona della spalla di destra e del collo/parte alta del trapezio sempre di destra. Abbiamo deciso quindi di optare per un test di mobilità della spalla destra in flessione come test.

Durante le prime settimane abbiamo applicato il nastro nella parte alta della cicatrice, vicino alle clavicole, in quanto, dopo vari test era quella la zona che era risultata più sensibile ed “attiva” come capacità di produrre miglioramenti positivi sul processo test/retest

Come si svolgeva l’analisi nello specifico?
dopo aver eseguito il test iniziale di flessione della spalla e di rotazione del capo varie volte fino ad avere un baseline, ho iniziato a toccare la cicatrice a varie altezze per capire, sempre in seguito al retest, quale parte fosse la migliore per cominciare. Una volta individuata ho proseguito con l’esaminare la direzione nella quale volevamo creare mobilità, trazionando la pelle dove sentivo barriere sotto le mani. Trovata la barriera che dava risultati maggiori al retest, ho applicato un piccolo pezzo di nastro (altro fattore positivo della nostra tecnica di usare il taping) per mantenere lo stretch in quella direzione et voilà, il gioco era fatto.

Ora il mio cliente non aveva bisogno di mobilizzare costantemente la pelle in maniera manuale, ma avevamo trovato un mezzo che lo faceva per lui ininterrottamente fino a 4/5 giorni, periodo dopo il quale il nastro andava sostituito. Avevamo così modo di cogliere 2 piccioni con una fava: la mobilizzazione a livello neurologico e strutturale era facilitata dal TK ed il soggetto aveva più tempo per fari i suoi esercizi, ossia le mobilzzazioni e le stimolazioni sensitive dell’area circostante.

Lasciando perdere la parte più inerente al movimento, il semplice esercizio che gli ho chiesto di fare era di accarezzarsi con le mani, ponendo attenzione a quello che faceva, la zona più laterale intorno all’area di sensibilità alterata ed immaginare di disegnarne i contorni; una volta fatto questo il suo compito era quello di “restringere” il disegno mentalmente toccandosi con le dita ed immaginando di dipingere la zona. In seguito al miglioramento notevole avvenuto a livello di sensibilità in quella mobilità, ed essendosi effettivamente ridotta l’area di insensibilità alla sola cicatrice, siamo passati ad utilizzare lo stesso processo su recettori diversi, ossia quelli termici: abbiamo iniziato ad utilizzare strumenti tiepidi oppure al contrario, freddi, per mappare in maniera ancora migliore la zona.

L’obiettivo era quello di cercare di migliorare la mappa propriocettiva ed eseterocettiva, sfruttando più canali possibili. Questo infatti è un fattore spesso trascurato, che porta ad una riabilitazione e recupero funzionale da interventi del genere, ma anche più complessi, incompiuta. A nessuno viene mai spiegato quanto possa essere importante la parte di sensibilità, quindi di lavoro neurologico sulla zona, come anche l’importanza delle mobilizzazioni meccaniche a livello della pelle o più ancora più profonde.

La maggior parte dei terapisti di solito, per quanto riguarda la parte di mobilizzazione fasciale, procede a cercare di rompere adesioni che possono essersi create, procedendo contro quelle che si si presentano alla loro palpazione e non “chiedendo”, invece, al sistema nervoso del paziente quale possa essere la direzione preferenziale di mobilizzazione delle stesse.

Nicola cicatrici 2

I risultati in 4 mesi di lavoro sono stati incredibili: l’insieme, lo stacking, del lavoro di tipo propriocettivo, con il lavoro di sensibilità e l’utilizzo del taping hanno permesso a Giuseppe di tornare a dormire senza dolori e problemi, di poter girare il collo senza dolori, la spalla era profondamente migliorata per quanto riguarda la dolorabilità e la postura si era palesemente modificata.

La cosa importante da capire è che il lavoro sulle cicatrici può essere di primaria importanza anche in casi in cui queste sono meno presenti sul corpo del soggetto. A volte anche una piccola lesione può portare delle modificazioni. Le cicatrici possono essere uno dei tasselli mancanti del puzzle per far ottenere ai vostri atleti il miglioramento che vi state aspettando da loro. Non vanno assolutamente sottovalutate.

Non perdete il prossimo articolo che scriverò (qui il link http://www.4move.biz/limportanza-del-lavoro-sulle-cicatrici-2nda-parte/) , perchè come annunciato precedentemente mi soffermerò molto più nel dettaglio delle motivazioni per cui la cicatrice genera questo tipo di risposta a livello motorio e posturale

Altrimenti potete partecipare al master di terzo livello di HMO.. la scelta a voi.

Dott. Daniele Baioletti

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Stefano Ninci

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