“if you’re not testing you’re guessing”

In questo breve articolo andremo ad esaminare uno degli elementi più importanti, se non addirittura fondanti, dell’intero sistema HMO: le valutazioni.

Fino ad ora la maggior parte di noi allenatori ha sempre lavorato a protocolli. Come funziona in breve? Ad esempio avrete sicuramente letto su qualche ricerca, o sentito ad un corso, o all’università vi avranno insegnato che…se voglio mettere a posto il mio ginocchio, o quello dei miei allievi, dovremmo fare la classicissima isometria. Ora, tralasciando il fatto che l’informazione è di per sè incorretta, (sappiamo oramai che in base al tipo di problematica che abbiamo di fronte, possiamo scegliere esercizi ad open kinetic chain -OKC- oppure a closed kinetic chain -CKC-, ma di questo ne parleremo in un altro articolo) perdiamo di vista un aspetto molto importante:

siamo esseri umani diversi ed ognuno risponde in maniera diversa agli stimoli che gli vengono impartiti.

E’ chiaro che la fisiologia, la neurologia e l’anatomia sono quelle, ma non sono esattamente identiche. Prendete per esempio una donna di 70 anni, sedentaria da 60, rispetto ad un atleta di 20 anni che pratica parkour. Oppure provate a confrontare un giocatore di calcio di serie A con una lottatrice di judo e via dicendo. Il corpo si adatta a quello che fa, è il principio SAID (specific adaptations to imposed demands – la legge della specificità , quella che tiene conto dei cambiamenti strutturali che seguono alle richieste funzionali, ed anche questo, nemmeno a farlo apposta, sarà trattato in un futuro articolo). Quindi come facciamo a capire che quello che stiamo prescrivendo funziona sul nostro atleta?

Dobbiamo TESTARE. Ripetiamo sempre ai nostri corsi “if you’re not testing you’re guessing”.

Se non testi, in parole povere, stai tirando ad indovinare. E di questo non ce ne ha parlato nessuno. In altri ambiti si fa in maniera regolare. Torniamo sempre all’ambito medico: come faccio sapere se il farmaco X che ho prescritto al mio paziente ha sortito l’effetto sperato? Senza analisi del sangue pre e post sarebbe impossibile. E’ come se al medico avessero insegnato che le dosi del farmaco debbano essere le stesse per OGNI paziente perchè questo è quello che hanno appreso all’università.

Purtroppo la maggior parte delle volte si procede per prove ed errori. Il corpo umano è un sistema ENORMEMENTE complesso e le reazioni possono essere le più disparate. Per questo possiamo trovare, in ogni ambito che lo riguarda, ricerche che dicono tutto ed il contrario di tutto.

Pensate all’aspetto nutrizionale: possiamo dimagrire usando una dieta mediterranea, una zona, facendo una paleolitica, oppure bevendo intrugli di integratori di dubbia provenienza. Se considero invece l’aspetto terapeutico posso “aggiustare” una persona con un massaggio decontratturante, con della terapia cranio-scrale, lavorando sugli organi interni e altre mille cose. Lo stesso vale per l’allenamento. Quindi perchè dobbiamo fermarci ad utilizzare idee preconfezionate che ci vengono suggerite da chissà quali autorità?

Nei corsi 4MOVE ed in particolare in HMO, in cui esercito come docente, abbiamo cercato di infondere dei principi di base che siano validi per la maggior parte delle persone, ma sottolineiamo ogni volta come possa presentarsi il caso che richiede un approccio differente o, eventualmente, complementare. Sappiamo infatti che il corpo è ESTREMAMENTE interconnesso: a livello fasciale, ma anche a livello neurologico.

Anche qui, come sopra, cerchiamo di aggiungere qualche riga in più sul SAID, diamo un po’ di sale in aggiunta all’articolo: spieghiamo meglio di cosa si tratta

Stesso discorso di prima: inutile fare un esempio iper specifico, in questo caso anche molto pericoloso. Basta sottolineare che al medico hanno insegnato che per una specifica malattia si somministra sempre e comunque la stessa dose di farmaco senza prendere in considerazione altre variabili come sesso, altezza, peso, età, storia clinica, ecc…

Cosa vuol dire questo? Che il corpo non funziona a settori, come una macchina: smettiamo di compararci a degli organismi non biologici, questo ci condurrà in maniera eccessiva verso una visione meccanicistica del corpo che non porterà da nessuna parte. Se ad esempio il mio problema alla schiena deriva da una delle articolazioni della caviglia o dalla sua stabilità o dalla sua forza, in Tizio la chiave di volta potrebbe essere un polso ed in Caio invece il collo e così via all’infinito.  Quindi come possiamo individuare un modello che ci aiuti a capire dove e come intervenire? Che ci aiuti a capire quell’elemento o quegli elementi cardinali per le necessità specifiche del nostro cliente ? La risposta si chiama TEST, cioè sfruttare una metodica empirica di valutazione delle necessità di quell’individuo per capire quale tipo di stimolo andare a somministrargli.

Una delle chiavi di successo di HMO è proprio questa: l’utilizzo di test più o meno semplici come quelli di flessibilità e di forza per capire se l’azione va nella direzione corretta. Facciamo un esempio:

Qualche mese fa sono stato contattato dal marito di una ragazza che viene in palestra che voleva provare il mio kung-fu (chi non l’ha capita, mi mandi una mail che gliela spiego).

Il soggetto lamentava da anni problemi alla schiena, era stato visitato da vari specialisti e nessuno era stato capace di migliorare la situazione per più di qualche giorno. Non voglio stare qui a scrivere la sua storia in toto, fatto sta che è venuto da me stanco della situazione, della sua rigidità, del suo dolore quasi costante etc.

Anche se grazie all’esperienza maturata nel tempo avevo già capito quale poteva essere la direzione nella quale rivolgersi, decido di iniziare con qualcosa di semplice per vedere come avrebbe reagito.

Usiamo come test la semplice flessione in avanti del busto e questi sono i dati di partenza. Non male come punto di partenza eh?

test1

Abbiamo iniziato a mobilizzare prima solo il tratto toracico che, dalla nostra esperienza, è spesso fonte di problemini ma nel test successivo abbiamo ottenuto zero miglioramenti.

Decidiamo di scendere a livello pelvico per cercare di far muovere con degli esercizi specifici l’articolazione sacro-illiaca ed il bacino ed anche qui, pochissimi miglioramenti.

Decido allora di seguire quello che il mio occhio mi aveva suggerito in prima istanza e gli fornisco un esercizio vestibolare (che funziona esso stesso da test in realtà) e vedo già un ottimo miglioramento rispetto alla prima foto.

Non contento scegliamo un altro esercizio ancora e BOOM!!

test2

Questo risultato solo con 2 esercizi mirati verso il problema del soggetto. Totale minuti effettivi impiegati, compresi i primi tentativi: meno di 10. Ed il risultato è rimasto per varie settimane, fino a quando ha deciso che era abbastanza, e che non aveva voglia di farne ancora.

Ora, se io non avessi fatto prove su prove non sarei mai arrivato a questa conclusione e mi sarei affidato solo a quello che mi hanno insegnato o che ho letto su chissà quale libro.

Il test di cui sto parlando è da intendere come una domanda diretta al sistema nervoso del tipo: ti piace questo stimolo che ti ho appena fornito?

Esso può rispondere in maniera positiva o negativa (e noi categorizzeremo quindi l’esercizio come high performance o rehab) o anche in maniera neutra ed avremo in questo modo un’indicazione sulla strada da prendere. Ricordate che il ruolo principale del cervello è la sopravvivenza e giunge a questo risultato grazie alla predizione. Se per esempio io fornisco uno stimolo positivo, il cervello lo analizzerà e capirà che esso costituirà un’arma in più nella lotta per la sopravvivenza e risponderà in maniera consona al successivo re-test.

Cari lettori, qual’è in definitiva il succo del discorso? Non esiste la condizione x (malattia oppure problema specifico), ma esiste Mario con la condizione x e lui risponderà probabilmente in maniera diversa da chiunque altro. Il mio suggerimento è quindi questo: eseguite sempre qualche tipo di test. Per ora non importa che sia specifico o aspecifico, ma ricordate che il vostro obbiettivo è quello di far raggiungere dei miglioramenti di qualsiasi tipo nei vostri clienti e non procedere a scatola chiusa come abbiamo sempre fatto.

Buon lavoro a tutti e per saperne di più…..

info push

Vuoi leggere altri articoli scritti dai nostri docenti? Allora visita il nostro BLOG, clicca qui 

Dott. Daniele Baioletti

The following two tabs change content below.

Leave a Comment

0

Inizia a digitare e premi Enter per effettuare una ricerca