COMPOSIZIONE CORPOREA E BIOIMPEDENZA

Se sei un professionista della nutrizione o del fitness e devi proporre un programma che abbia con obiettivo DIMAGRIMENTO, entro i primi 2 minuti di contatto con la persona che hai davanti sicuramente ti sentirai rivolgere le domande “quanto peso devo perdere?” oppure “qual è il mio peso ideale?”

Ecco, negli ormai quasi vent’anni di pratica della professione e di conseguenza le varie centinaia di soggetti visti, ho sempre dovuto cercare di modulare la risposta a questi quesiti….ma le risposte più corrette dovrebbero essere, “non si può dire” e soprattutto “il peso ideale non esiste”.

Prima da studente e poi da insegnante di dietetica a vari livelli il primo parametro che ho conosciuto e che comunque cito nelle mie lezioni (ma come esempio da NON seguire!!!) è il BMI (acronimo inglese di Body Mass Index), ovvero indice di massa corporea; detto indice si calcola dividendo il valore del peso espresso in kg (o libbre, pound) per l’altezza elevata al quadrato espressa in metri (o piedi, inch); ci sono delle tabelle per valutare il valore ottenuto, ad esempio ottenere un numero maggiore di 31 è indice di obesità (non semplice sovrappeso). Questo indice, però, non tiene conto né della massa muscolare nè dell’ossatura del soggetto. Se parliamo di un uomo, un conto è avere una circonferenza del polso di 16cm tutto un altro è averlo di 20cm: il peso dello scheletro sarà completamente differente.

Ovviamente l’indice di massa corporea ha il vantaggio di essere semplicissimo da calcolare ed i dati richiesti sono reperibili da chiunque, ma se facciamo un discorso professionale di controllo del peso non ci si può fermare a questo, altrimenti si perderanno di vista delle variabili decisive.

Ad esempio non è raro che mi succeda che, persone poco attive con una dieta squilibrata, pur adottando una regime nutrizionale ipocalorico, riescano nei primi mesi a perdere grasso e recuperare massa e/o tono muscolare. Mi piace chiamare questo processo body recomposition: nel complesso il peso potrebbe anche non variare affatto, ma la composizione corporea e banalmente anche l’aspetto fisico lo avranno fatto in maniera importante!

Da qui la necessità di avere uno strumento che permetta di valutare in maniera oggettiva tale situazione, che potrebbe essere fuorviante, specialmente se di fronte abbiamo una donna. Spesso il gentil sesso, se decide di dimagrire, vuole vedere il famoso ago della bilancia andar giù!

Uno strumento semplice ed economico per valutare la percentuale di grasso (o ancora dall’inglese body fat, quindi bf) è il plicometro: si tratta di un calibro (una grossa pinza) che permette di valutare il grasso sottocutaneo, plica appunto, dove in base alla misurazione in vari punti (da 3 a 7) e tramite un algoritmo (o tabella) ricavato da dati statistici, si ottiene la percentuale di grasso.

Quali sono i limiti? Innanzitutto non dice niente della controparte magra, in più ha delle limitazioni pratiche, ovvero dipende dall’operatore e non è semplice ripetere le misurazioni esattamente nello stesso punto.

Da qui la bioimpedenza, ovvero la misurazione o meglio il calcolo della composizione corporea tramite il passaggio di una debole corrente elettrica attraverso il nostro corpo.

Innanzitutto bisogna utilizzare uno strumento che faccia una analisi bivettoriale con circuito da mano a piede (questo assicura un maggiore affidabilità dei dati raccolti), bisogna avere delle attenzioni nell’operare la misurazione, come isolare il soggetto da metalli, assicurarsi che la cute sia pulita e non a temperature particolarmente fredde o calde.

Mi piace ricordare la definizione del Dr. Angelini, persona della quale ho enorme stima, quando parla della BIVA (la V sta per vettoriale per distinguere gli strumenti che non lo sono ma utilizzano anche la bioimpedenza, lo fanno anche le bilance dei supermercati!) come un “acquometro”.

In effetti lo strumento tramite la variazione di conducibilità elettrica ed il ritardo del passaggio della corrente (le cellule si comportano come dei condensatori) legge in maniera molto affidabile l’acqua, distinguendola anche in intra ed extra cellulare.

E questi sono parametri importantissimi, che danno un quadro della condizione del soggetto in esame; più le cellule sono idratate meglio funzionano, infatti da qui si calcola la cosiddetta Massa Cellulare (indicata come BCM: Body Cell Mass o ATM: Active Tissutal Mass) che fornisce un’indicazione dell’efficienza ma anche dello stato di salute del soggetto, dunque un’indicazione molto più importante: non stiamo parlando più di un qualcosa che è prevalentemente estetico come la percentuale di grasso, ma del bene più prezioso che ci sia, ovvero la salute!

Altro parametro che ritengo fondamentale è  l’angolo di fase, ovvero l’angolo individuato dal vettore risultante dai due letti dallo strumento con l’asse delle ascisse (non c’è un modo più semplice di dirlo!): esso va a completare quello che ci dice la massa cellulare.

Dunque sono questi due parametri che dovrebbero migliorare e sicuramente, anche nel più drastico dei programmi, non peggiorare.

Molti di voi arrivati qui, staranno pensando “ma la percentuale di grasso?”

In effetti la BIVA la calcola (e sottolineo la calcola, non la misura), in base ai valori bioelettrici che legge. In particolare ci sono delle curve di distribuzione correlate all’idratazione del soggetto: tanto meno il valore di idratazione si discosta dal valore centrale e dunque dalla media, tanto più il valore calcolato sarà predittivo ed affidabile.

Dunque per quanto questa metodica sia non invasiva e facilmente ripetibile bisogna sottolineare che restituisce un valore che non va preso come oro colato; ancora mi capita di leggere referti di colleghi che propongono percentuali di grasso del 2%, che a meno di non avere sotto mano un marziano non sono minimamente plausibili!!

Personalmente ho sviluppato algoritmi correttivi, perchè chi ho davanti potrebbe anche dire “si ok il peso ideale non esiste, ma almeno la percentuale di grasso devi comunicarmela!” (ed in effetti così succede). Sto sviluppando anche un nuovo software con una delle aziende che in Italia distribuiscono la BIVA per avere dati più affidabili, in quanto la composizione corporea è un dato fondamentale per valutare il corretto andamento di un dimagrimento: bisogna essere certi che il peso che si sta perdendo è a spese del grasso di deposito, eventualmente a carico dell’acqua extracellulare (spesso detta un po’ impropriamente ritenzione idrica), ma non bisogna registrare peggioramenti nella massa muscolare e nella fattispecie nella massa cellulare in toto.

Bisognerebbe quindi imparare ad interpretare anche questa metodica; purtroppo si tende a cercare un qualcosa che restituisca un risultato definitivo, rapido ed affidabile, ma al momento l’unico strumento che lo da è la iDXA, ma prevedendo l’uso di raggi X è impensabile usarla frequentemente, oltre ad avere un costo decisamente impegnativo.

Concludendo considero la BIVA come uno strumento indispensabile per chi si occupa di dimagrimento, ma d’altra parte deve essere usato con criterio ed attenzione, altrimenti quanto meno non se ne hanno i vantaggi attesi e si rischia di comunicare risultati poco attendibili e veritieri.

D’altra parte un po’ come succede, ad esempio, per le analisi del sangue, non basta accertarsi che il valore ottenuto si nel range di riferimento, ma andare oltre e valutare quel valore.

                                                                                                                                                        Dr. Roberto Cannataro

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Roberto Cannataro
Laurea in ingegneria chimica e la laurea in scienze della nutrizione; Relatore del corso “Slim Coaching” di 4Move, dove tratto i temi di fisiologia della nutrizione, tecnologia alimentare, chimica degli alimenti e biotecnologie.
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