“Functional training? Ecco come la vedo io…”

Ho sempre amato le definizioni, perché in quelle ben fatte è racchiuso in poche parole un concetto molto complesso, ogni parola riveste una grande importanza e descrive a sua volta un aspetto rilevante di quello di cui stiamo parlando. Credo che le definizioni non debbano essere viste come statici dogmi che descrivono confini invalicabili, ma più come dinamiche indicazioni di cosa dovrebbe essere l’oggetto che stiamo trattando.

Alla luce di questo ho sempre provato a dare la MIA definizione di “allenamento funzionale”, che non pretende di essere né esaustiva né assoluta, ma credo possa portare a interessanti spunti di riflessione.

Eccola:

Sistema allenante costituito da un insieme di movimenti organizzati, con intensità e complessità motoria adeguate a generare un adattamento positivo nella prestazione e nella qualità della vita dell’individuo, principalmente attraverso un miglioramento della qualità dei movimenti.

Proviamo ad analizzare questa definizione ed a capire cosa contiene:

Sistema allenante: allenare è un termine che mi piace moltissimo, deriva da “dar lena” ossia donare forza, aumentare la capacità di far fatica, dunque quando si parla di “allenare” si circoscrive il campo e si definisce automaticamente cosa sia allenante e cosa invece non lo sia; un sistema allenante è di conseguenza qualcosa di strutturato che contribuisce ad aumentare la forza e/o la capacità di “far fatica”. Sotto questo punto di vista sicuramente l’allenamento funzionale, ben fatto, dovrebbe sicuramente centrare l’obiettivo.

 

Insieme di movimenti organizzati: Ho volutamente utilizzato “movimenti” e non “esercizi” perché il nostro corpo genera movimento per compiere delle azioni, non per contrarre muscoli; un’azione è un movimento che ha un fine ben preciso, se teniamo a mente questo aspetto del corpo umano, anche imparare a farlo muovere nel modo che vogliamo diverrà più semplice e avremo maggiori risultati. Un’altra contrapposizione tra “movimenti” ed “esercizi” è che generalmente immaginiamo gli “esercizi” come più analitici, finalizzati ad allenare un gruppo muscolare in particolare, mentre pensando ad un “movimento” abbiamo l’idea di qualcosa di più complesso, magari multiplanare e che attivi catene cinetiche invece di singoli muscoli.

Organizzati, perché ogni sistema allenante DEVE essere organizzato in modo da poter calibrare gli stimoli, qualsiasi essi siano, e non una casuale accozzaglia di esibizioni circensi come spesso sembra quello che si definisce “allenamento funzionale”.

Young woman stretching her back after a heavy kettlebell workout in a gym

Intensità e complessità motoria adeguate a generare un adattamento positivo nella prestazione e nella qualità della vita dell’individuo: quando si parla di organizzare un allenamento o un programma allenante si capisce molto bene quanto sia importante e centrale periodizzare adeguatamente l’intensità dello stesso, ritengo che se si parla di “allenamento funzionale” sia cruciale inserire in questa equazione anche la complessità motoria. Il nostro cervello per funzionare ha bisogno di due cose: nutrimento e attivazione (cit. HMO), per quanto riguarda il nutrimento, ovviamente la responsabilità ricade su una corretta alimentazione e respirazione, mentre quando parliamo di attivazione i modi che abbiamo per stimolare il cervello sono molteplici, il movimento è uno di quelli ed è anche uno dei più potenti. Una grande forza dell’allenamento funzionale è quella di darci la possibilità di sottoporre al nostro cervello movimenti via via più complessi, problemi gradualmente più difficile da risolvere, ma avendo cura di fornirgli i giusti strumenti per trovarne la soluzione. Non sto suggerendo di mettersi a fare numeri da circo, tutt’altro, vuol dire calibrare in maniera personalizzata la difficoltà degli allenamenti sottoposti al soggetto a seconda delle sue competenze motorie e trovare la giusta via per far sì che essa aumenti gradualmente. Per essere in grado di fare ciò dobbiamo avere ben chiaro la finalità dei movimenti che stiamo facendo eseguire e di conseguenza quale sia la tecnica giusta a raggiungere tale scopo. Essere in possesso di questi due elementi: finalità e tecnica rende anche più semplice trovare regressioni di complessità motoria che siano utili per insegnare nel modo migliore il gesto finale, al contrario ci limiteremo a far scimmiottare senza comprensione qualcosa che ci hanno inculcato o che abbiamo appreso passivamente.

Tutto questo deve essere teso a far migliorare le prestazioni E la qualità della vita, non O la qualità della vita O la prestazione, bensì farle crescere di pari passo, questo credo sia un punto estremamente importante e spesso sottovalutato, soprattutto se parliamo di allenamento funzionale applicato alla popolazione “fitness”. In quest’ottica riveste una capitale importanza la mobilità articolare che deve divenire parte integrante ed assolutamente imprescindibile dell’allenamento.

Young adult fitness woman focusing on lifting a heavy weight

Attraverso un miglioramento della qualità dei movimenti: il raggiungimento di quanto esposto fino ad ora non deve avvenire esclusivamente tramite un miglioramento delle sole capacità condizionali legate ad aspetti metabolici, fisiologici ed anatomici, ma principalmente con un miglioramento della qualità dei movimenti che passa attraverso ad una migliore percezione del proprio corpo, miglioramento della mobilità articolare, rimozione delle restrizioni, maggiore stabilità, consapevolezza e capacità di regolare la respirazione, capacità di generare movimenti complessi in maniera efficace ed economica etc. Oltretutto un adeguato “allenamento funzionale” dovrebbe far migliorare tutto questo anche sotto stress e quando i livelli di fatica aumentano. Ciò potrà avvenire solo se, come detto precedentemente, quando si programmerà un “allenamento funzionale” si terrà conto oltre che delle classiche grandezze come volume, intensità, densità etc. anche della complessità motoria e si sarà in grado di variarla in funzione degli altri fattori e modularla nel tempo sul soggetto.

 

Come avete visto in poche righe è racchiuso molto e quello che ho scritto non è che una parte di quello che ritengo dovrebbe essere l’”allenamento funzionale”, o meglio, quello che ritengo ADESSO sia una buona definizione di “allenamento funzionale”, perché mi rendo conto di quanto questa mia idea si sia nel tempo modificata e spero e sono certo che continuerà a farlo in futuro! Sono sempre pronto ad imparare e a modificare le mie idee, voi cosa ne pensate?

                                                                                                    

dimaio-lorenzo-1024x1024

Lorenzo Di Maio è un personal trainer con esperienza decennale e pluricertificato, fra i tanti titoli risaltano quello di “team leader” Tacfit, RKC e TRX. Ad oggi è uno dei formatori di punta di 4MOVE Academy e sicuramente uno degli esponenti più illustri del functional training in Italia. Le sue qualità tecniche e comunicative gli permettono di gestire il percorso formativo sull’allenamento funzionale con un modello rivoluzionario in termini di didattica il TRR che mette in primo piano la capacità di trasmettere al proprio cliente o atleta le competenze acquisite sviluppando modelli di progressione e regressione dell’esercizio in esame estremamente cuciti sulle necessità specifiche di chi stiamo allenando.

Se vuoi maggior informazioni sulla prossima formazione tenuta da Lorenzo Di Maio clicca qui sotto oppure vai nella sessione formazione del sito

info push

The following two tabs change content below.

Leave a Comment

0

Inizia a digitare e premi Enter per effettuare una ricerca