“Lavoro con Elite Clubbells e diminuzione del rischio d’infortunio della spalla”

Il sistema che l’evoluzione ha messo a punto in migliaia di anni per fare in modo che i nostri arti superiori fossero così mobili e versatili è estremamente affascinante e complesso. Al centro di questo sistema c’è l’articolazione della spalla.

Le nostre spalle ci permettono di compiere una quantità incredibilmente variegata di azioni: arrampicarci, scagliare oggetti, spingere, tirare, allontanare oggetti dal corpo, avvicinarli, strisciare, eseguire esercizi complessi, etc.

Per fare tutto questo le nostre spalle devono essere estremamente mobili, molto stabili, riuscire a generare forza, potenza, movimenti precisi e complessi; devono avere insomma una serie di caratteristiche anche apparentemente in antitesi tra di loro. Tutto questo può accadere grazie a una serie di particolarità che riguardano l’articolazione della spalla e la principale è che l’articolazione stessa è meccanicamente molto mobile, cioè le strutture passive (ossa e legamenti) le garantiscono un ampio raggio di movimento, di conseguenza la sua stabilità è assicurata principalmente da strutture attive, ossia dai muscoli.

muscoli_del_braccio_visti_posteriormente

Sono 15 i principali muscoli che mobilizzano l’articolazione della spalla, muovono l’omero rispetto alla scapola e la scapola rispetto al torace, ogni movimento richiede una perfetta sinergia tra tutti questi muscoli e tutte le articolazioni coinvolte. Una volta stabilito questo, si capisce quanto l’equilibrio funzionale tra questi muscoli sia responsabile del corretto funzionamento della nostra spalla. Infatti gran parte dei problemi che ci troviamo ad affrontare durante il nostro lavoro dipendono proprio dal turbamento di questo equilibrio per un qualche motivo.

Adottando un approccio meccanicistico si cerca di ripristinare tale equilibrio, lavorando, o cercando di lavorare, sul singolo muscolo come se fosse un semplice “tirante” a se stante.

Se spesso questo approccio risulta necessario, specialmente dopo infortuni e lesioni (e in tal caso spetta a fisioterapisti e professionisti affini), una volta ristabilita la giusta funzionalità dei singoli muscoli è però necessario ripristinare la capacità di lavorare in sinergia tra loro. Ciò può avvenire solamente se spostiamo la nostra attenzione dagli “attuatori” alla “centralina”, ossia dai muscoli al cervello che ha il compito di decidere, istante per istante, quali muscoli contrarre e quanto. A tal fine il cervello deve raccogliere tutti i segnali che arrivano dalla periferia del corpo tramite i vari recettori sensoriali, il sistema visivo, il sistema vestibolare etc., integrare questi segnali tra di loro, elaborarli, decidere la migliore strategia motoria e tradurla efficacemente in impulsi di contrazione coordinati e precisi per ogni singolo muscolo coinvolto nel movimento.  In questo caso, abbiamo visto che quando si parla di spalla sono almeno 15 i muscoli che devono funzionare in perfetta sinergia.

Se qualcosa in questo complicato meccanismo smette di funzionare in modo corretto si creano degli squilibri che, incidendo sul funzionamento e sulla qualità del movimento, incideranno negativamente sulla salute dell’articolazione e sulle prestazioni.

Un ottimo metodo per mantenere efficiente la “centralina” è quello di sottoporle compiti sempre più complessi da eseguire, così da renderla gradualmente sempre più abile e capace di gestire situazioni difficili.

Così facendo il complesso sistema che si occupa di gestire i movimenti migliorerà la sua efficienza; la spalla diverrà sempre più stabile anche nell’esecuzione di movimenti ampi e complicati riducendo così il rischio d’infortuni e aumentando le prestazioni.

Ovviamente i movimenti che verranno utilizzati per raggiungere questo scopo dovranno essere sì sufficientemente complessi da stimolare un adattamento, ma non troppo, perché la qualità degli stessi dovrà essere sempre mantenuta molto alta. La bravura di un tecnico consisterà proprio nel riuscire a calibrare la “difficoltà” delle proposte motorie sottoposte al cliente ed avere molti strumenti per poter progredire e regredire nella stessa. I metodi che più spesso si utilizzano sono l’aumento o diminuzione del carico, la variazione della velocità e, direttamente, l’aumento o diminuzione della complessità motoria dell’esercizio da eseguire (come ad esempio da uno swing con kettlebell si regredisce ad uno stacco da terra.

L’Elite Clubbell sotto questo punto di vista è un attrezzo veramente molto versatile e potente, un vero e proprio “coltellino svizzero” dell’allenamento;

proviamo a vedere perchè:

È intrinsecamente instabile a causa della sua forma. Infatti l’impugnatura si trova a circa 35cm dal centro di gravità e, se impugnato alla massima distanza, questa instabilità può essere graduata facilmente modificando appunto la posizione della presa influendo così in maniera estremamente semplice su una delle componenti della complessità motoria dell’esercizio proposto. Facile risulta, dunque, comprendere quanto possa essere utile all’allenamento del cingolo scapolo omerale, che spesso patisce problemi di instabilità correlati, spesso allo scorretto funzionamento non solo degli “attuatori” (muscoli), ma anche o esclusivamente della “centralina” (cervello e SNC).

Esistono moltissimi esercizi e innumerevoli progressioni e regressioni degli stessi con un altrettanto grande quantità di “drill correttivi per gli errori e difficoltà più comuni che si possono incontrare nell’esecuzione.” Una conoscenza approfondita di tutte queste implicazioni è utile a valorizzare tale allenamento e riuscire a trarne tutti i benefici.

L’Elite Clubbell si presta molto bene ad essere utilizzato su più piani di lavoro e non solo su quello sagittale al pari del kettlebell. Questo aspetto, se opportunamente programmato, è un punto vincente per ogni allenamento e, a maggior ragione, in quello di un’articolazione così mobile come la spalla che, quotidianamente e nell’attività sportiva, si trova a compiere un’enorme varietà di movimenti.

-Oltre a consentire efficacemente un lavoro multiplanare, l’Elite Clubbell può essere facilmente utilizzato all’interno di raggi di movimento difficilmente “esplorabili” con altre attrezzature e specialmente per quanto riguarda la spalla. Pensiamo ad esempio al passaggio della clava dietro la schiena nell’esercizio del Mill (vedi video) e proviamo a pensare con quale altro attrezzo sia possibile ricreare in maniera sicura ed efficace lo stesso ROM. Risulta ovvio che non si può “improvvisare” la ricerca di tali raggi di movimento a certe velocità e con certi carichi, ma tutto va adeguatamente graduato secondo le esigenze e le particolarità del soggetto. Ritorna centrale ancora una volta l’importanza del trainer e la sua preparazione specifica; pensate però quanto possa migliorare le capacità di movimento in toto di una spalla il percorso che potrà portare ad eseguire un esercizio così “complesso” come un Mill con un carico adeguato…

Lorenzo Di Maio

Se vuoi maggior informazioni sul nostro corso FMO – Elite Clubbells Training clicca qui sotto oppure vai nella sessione formazione del sito

info push

The following two tabs change content below.

Leave a Comment

0

Inizia a digitare e premi Enter per effettuare una ricerca