L’ allenamento neurale: il tassello mancante del trainer

“Noi (trainers) ci riteniamo allenatori dal collo in giù” (E.Cobb)

Questa è una delle citazioni che più mi piace quando cerco di spiegare quello che facciamo. Il dr.Eric Cobb vuole qui sottolineare che nel nostro campo di lavoro ci si è sempre fermato al lavoro sul corpo o comunque CON il corpo. E questo non è assolutamente sbagliato, anzi, soprattutto in una società come la nostra dove la sedentarietà è sempre maggiore far muovere le persone è forse il nostro scopo più importante, la nostra mission.

Il punto però è che ci si sofferma troppo spesso (anzi, diciamo pure sempre) a questo, e non si approfondisce, non si arriva al passaggio successivo.

Come abbiamo più volte sottolineato durante i nostri corsi e come cerchiamo di spiegare ogni volta che lavoriamo con i nostri clienti per le motivazioni più disparate, lo scopo del lavoro di mobilità articolare, ampiamente trattato nel primo livello del corso HMO (Human Movement Optimization) è quello di stimolare i vari recettori situati intorno alle articolazioni, principalmente meccanocettori.

Le informazioni portate da questi recettori andranno, attraverso le vie ascendenti, a terminare nella corteccia somatosensoriale (situata nel lobo parietale del cervello, subito dopo la circonvoluzione post centrale) dove è presente l’homunculus sensitivus. Questa non è altro che la rappresentazione tridimensonale del nostro corpo nel cervello. Come potete ben vedere dall’immagine esso è deformato. Questo perchè il numero di recettori presenti su mani, piedi e soprattutto, faccia in generale è nettamente superiore a quello che possiamo trovare in altre parti del corpo come gomiti, ginocchia e così via.

Anche l’homunculus motorius, situato nella corteccia frontale, è a dimostrazione di questo, “sproporzionato” sempre con estremità e faccia molto grandi. La “grandezza” dell’omuncolo corrisponde alla porzione di corteccia cerebrale dedicata al movimento o alla sensibilità di quella zona corporea.

Homunculus-1

Il lavoro di dynamic joint mobility ha appunto lo scopo di migliorare la mappatura delle zone del cervello dedicate a questi scopi. Questo ci permetterà quindi di migliorare le nostre performances in ogni ambito (sia esso l’incremento della flessibilità, della forza, della resistenza oppure l’eliminazione di un qualche dolore), in quanto il nostro sistema nervoso sarà più “felice” dello stimolo ricevuto, disinibendo i meccanismi protettivi che ha in atto.

Dobbiamo però sottolineare che la gerarchia nervosa è così formata:

  1. Il sistema visivo è il primo in classifica
  2. Il vestibolare è il secondo
  3. Quello propriocettivo è l’ultimo.

Insieme la vista ed il vestibolo sono responsabili del controllo della postura e quindi anche del movimento per un buon 80% e questa è un’enormità. Ripensiamo a quello che ho scritto nella prima riga di questo articolo, la maggior parte delle informazioni derivano dalla periferia, quindi perchè non dedicarci anche alla valutazione ed all’allenamento di quello che è più “centrale”?

Noi di 4Move riteniamo che l’allenamento neurale sia il tassello mancante della maggior parte dei preparatori ed allenatori ed abbiamo quindi deciso di dedicargli un intero corso che è appunto l’HMO.

Chi partecipa ad esso imparerà:

come valutare i movimenti oculari, siano essi di fissazione, inseguimento, focalizzazione vicino e lontano o saccadici (movimenti saltatori); per quanto riguarda il sistema vestibolare sapremo come valutare e quindi allenare, la funzionalità di utricolo e sacculo (responsabili dello static balance) e dei 3 canali semicircolari (responsabili del kinetic balance), attraverso il riflesso vestibolo oculare (VOR) e il VOR-C.

Ma perchè essi sono così fondamentali?

Il cervelletto ha 3 obiettivi principali che vengono riassunti nell’acronimo ABC:

  1. accuracy (precisione),
  2. balance (equilibrio)
  3. coordination (coordinazione).

Il sistema vestibolare in particolare è costantemente in comunicazione con la parte più antica del cervelletto detta nodulo flocculo-nodulare che integra le informazioni provenienti dai propriocettori per controllare gli sbilanciamenti.

Vediamo quindi che un lavoro di mobilità che comprenda anche degli stimoli all’orecchio interno è uno dei modi migliori in assoluto per controllare la postura.

Crediamo infatti che il modo migliore per lavorare sull’equilibrio, inoltre, non sia quello su superfici instabili (bosu e tavolette propriocettive varie), quanto un lavoro di sbilanciamento che viene “dall’alto” ossia dai movimenti della testa.

I muscoli extraoculari a loro volta, e quindi i movimenti oculari, sono connessi ai canali semicircolari attraverso il VOR, uno dei riflessi più veloci dell’intero sistema nervoso centrale. Esso permette di muovere gli occhi dalla parte opposta rispetto alla direzione del movimento della testa per mantenere l’immagine che abbiamo come obiettivo al centro della fovea, che è la parte più centrale dell’occhio.

Se il vostro obiettivo è quello di migliorare la funzionalità del vostro corpo in toto ricordatevi che lavorare solamente su muscoli, tendini, articolazioni, fascia etc non è sicuramente la strada più veloce e nemmeno l’unica.

La centralina che manda i segnali a tutto il resto del corpo si trova all’interno della testa. Escludere questo tipo di lavoro ci porterà sicuramente ad avere risultati inferiori.

Per approfondire tutto ciò partecipate al corso HMO e ne vedrete delle belle!

Dott. Daniele Baioletti

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