VOR (riflesso vestibulo oculare)

Vorrei iniziare questo articolo con un assioma che ripeterò in maniera mantrica nella maggior parte degli articoli che scriverò nei prossimi giorni su questo blog. Tale assioma è forse la legge n°1 di HMO: è il concetto di base, cardinale, per arrivare a comprendere per quale motivo sosteniamo che sia fondamentale la filosofia che promuoviamo al fine di migliorare la performance sportiva e la qualità della vita. Tale dogma, perché di tale stavolta si tratta, recita

Il primo motivo di esistere del cervello è la sopravvivenza

Ora, il lettore si domanderà per quale motivo ha affrontato le pagine di un articolo che promette di parlare di un riflesso, il VOR, e inizia con una premessa così distante, almeno apparentemente, dalla descrizione del fenomeno in analisi. Ecco, lo scopo primo che mi sono prefisso nel pensare a queste righe è proprio quello di portarvi a capire quale intima connessione vi sia tra la legge precedentemente espressa, la performance sportiva ed il VOR, perché capire ciò vi porterà, aldilà di un accrescimento culturale, a capire le motivazioni più profonde del nostro lavoro e l’importanza centrale di allenare parti del corpo che fino a poco tempo fa non venivano minimamente prese in considerazione nella “cultura motoria”

Bene, gettate le basi dell’ipotesi fondamentale del nostro modello di lavoro iniziamo a parlare di VOR e vedrete che con la premessa fatta sarà estremamente più intuitivo creare la connessione tra questo importantissimo riflesso e la prestazione sportiva. Per spiegarvi cos’è il VOR partiamo da un esempio: provate a stampare una pagina di questo articolo e a tentare di leggerla mentre muovete la testa a destra e a sinistra. Vi accorgerete che se il foglio non si avvicina eccessivamente al limite del vostro campo visivo il testo rimarrà comprensibile. Al contrario, se tenete ferma la testa e muovete il foglio a destra e sinistra vi risulterà praticamente impossibile distinguere le parole o farete notevole difficoltà a farlo. E quindi cosa sta accadendo? Cosa è cambiato tra una soluzione e l’altra? La risposta risiede proprio nel VOR, cioè nel Riflesso Vestibolo-Oculare che prende questo nome perché coinvolge, contemporaneamente, sia gli occhi che il vestibolo, cioè quel piccolo organo situato dietro l’orecchio che è preposto alla percezione dell’accelerazione lineare, le accelerazioni dovute a movimenti della testa diretti in su e in giù e i movimenti di oscillazione come i movimenti di beccheggio e rollio.

Ear which isolated on white background

Questo riflesso permette di far muovere gli occhi in senso opposto alla rotazione della testa quando il sistema vestibolare registra il movimento. E’ un riflesso ben strutturato nel nostro sistema nervoso che influenza molte altre funzioni del nostro organismo ed il segnale che permette l’attivazione del VOR viaggia a velocità estremamente elevate. Capite che in questo quadro, se è il VOR ad attivare il movimento oculare, quest’ultimo si può adeguare in maniera istantanea ai vari spostamenti della testa nello spazio, permettendo quindi di mantenere costantemente a fuoco l’oggetto che stiamo osservando.

simulazione-vor

Immaginate ora quanto questo possa essere di fondamentale importanza se letto sotto la luce del “primo motivo di esistere del cervello”. Immaginate quanto sia potuto risultare importante per l’uomo che doveva cacciare o che era cacciato il mantenere ben chiara la posizione della sua preda o del suo predatore mentre lui correva per attaccare o fuggire.

Nel primo dei due esempi che abbiamo fatto, quello in cui il foglio è fermo e la testa si muove, è possibile un attivazione del VOR proprio perché il movimento genera uno stimolo al livello del vestibolo, mentre nel secondo esempio è il foglio a muoversi, la testa è ferma, e quindi sono inesistenti sollecitazioni a livello vestibolare. Per quanto ci possiamo impegnare a muovere velocemente gli occhi, senza il supporto di un riflesso veloce e strutturato, nato per permetterci la messa a fuoco e la fissazione di un oggetto mentre ci muoviamo freneticamente, non potremmo mai essere in grado di ottenere come risultato la chiara interpretazione dello scritto sul foglio di carta.

La fondamentale correlazione che si è creata tra questo riflesso ed il “motivo fondamentale di esistenza del cervello” implica inevitabilmente una grandissima dipendenza di molte altre funzioni del nostro organismo, si pensi, ad esempio, che i riflessi vestibolo-oculari sono necessari per avere risposte posturali adeguate.

Visto sotto questa luce è ora molto più intuitivo capire che molti dei nostri atleti/pazienti/clienti potrebbero non raggiungere il risultato sperato o avere problematiche di tipo posturale e motorio non tanto per una sperequazione meccanica, strutturale, che è quello su cui tendenzialmente ci soffermiamo, ma per un’inadeguatezza di certe risposte nervose che influenzano potentemente il nostro movimento, poiché  è tramite il movimento che noi attuiamo formalmente la sopravvivenza di noi stessi.

Sarebbe quindi corretto, ora, chiedersi come individuare deficit più o meno marcati in relazione a questo riflesso o eventuali risposte positive (e quindi migliorative per la qualità del movimento) del nostro cervello e corpo a esercizi rivolti a stimolare il VOR. La risposta è TEST, il concetto lo abbiamo già discusso nell’articolo “If you’re not testing you’re guessing” , scritto dal Dott. Daniele Baioletti, e lo ripeteremo all’infinito nelle nostre formazioni HMO e nei futuri articoli : per valutare se un azione ha influenza sul nostro sistema nervoso centrale dobbiamo applicare un test di tipo motorio prima e dopo lo stimolo e valutare se il test ha avuto un miglioramento, un peggioramento o non ha creato variazioni. Il primo ed il secondo caso implicano che il vostro cervello sta reagendo a quello stimolo e che quello stesso stimolo può essere costruttivo per i vostri schemi motori. Il fatto che generi un peggioramento apre un lungo capitolo di discussione che non possiamo affrontare in queste poche righe e ne rimandiamo la trattazione all’interno dei nostri corsi HMO di 1° livello. In questa sede può essere sufficiente sapere che se il nostro cliente o atleta subiscono una variazione significativa su un test di controllo all’esercizio di stimolo del VOR, sarà necessario allenare questa componente per migliorare il loro stato generale. E’ chiaro che una conoscenza ben strutturata dei legami causa-effetto tra SNC e attività motoria e un percorso di studio specifico a riguardo porterà ad applicazioni con una presa di coscienza nettamente più evoluta del fenomeno e, quindi, a capire come e quando somministrare determinati stimoli con una razionalità ben più radicata del semplice modello test-retest sopra citato, ma in queste poche righe non possiamo fare altrimenti che accontentarci di questo. E allora chiudiamo suggerendovi un esercizio di stimolo per il VOR che vi permetta di fare una prima applicazione di testing e valutare voi stessi eventuali variazioni sul vostro comportamento o su quello di chi si affida alla vostra professionalità : occhi fissi su un punto esattamente di fronte a voi, muovete la testa a scatto in una delle 8 direzioni come in figura. Quando arrivate alla fine del movimento chiudete gli occhi e tornate al punto di partenza. Provate circa 5 volte per ogni direzione e, mi raccomando, ritestate il vostro esercizio check dopo aver applicato lo stimolo in ogni direzione.

vor

 

Ing. Stefano Ninci

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